giovedì 9 luglio 2015
Nel mare di notte
venerdì 3 luglio 2015
L'italiano al lavoro
domenica 7 agosto 2011
Diario del mare
Il mare. Anzi, il mare Oceano, dall’altra parte del mondo, lato Nuovo Mondo. Mai uguale.
Giovedì. Mare agitato, vento forte che schiuma onde alte e lunghe, si barcolla quando si cammina e ci si culla quando si dorme, e l'orizzonte è troppo mobile. Potrebbe essere uno splendido vascello a tre alberi, di quelli che un tempo venivano qui a scoprire nuove coste nel Nuovo Mondo, o che portavano “al lavoro” Charles Darwin, o anche la fantasiosa Surprise di “Ai confini del mare”, invece è un'orrida piattaforma.
Venerdì. La quasi tempesta di ieri, placatasi, lascia uno strascico di onde amplissime: lunghe, alte, lente, dal livello più alto della piattaforma, quasi di nascosto, guardo il mare dove l'orizzonte non più fisso è tagliato da un piovasco lontano.
Sabato. Le onde, oggi, provengono da nord, quasi come se le onde di ieri grandi come dune stessero ritornando indietro rimbalzate dalla terraferma di Cabo Frio. Chissà se ci sono già le balene in queste acque?
mercoledì 13 aprile 2011
Obbado
Fortuna che è pieno di brasiliani coi loro bei sotaque di San Paolo (do interwriowr), di Rio (trintaissseish pessowassh do Riu) e rari di Curitiba (Curiciba) e Sergipe (Sehrhjipi), e anche di argentini con le loro elle e esse introvabili, tutti che parlano anche un inglese basico ma di pronuncia ineccepibile e inarrivabile per la media italiana e purtroppo anche per gli statiunitensi del sud… Compagni di lavoro: Carla, Jonas (memorabile la sua battuta “lo sapevi che il 99% delle persone che muoiono in Cina sono cinesi?”), Deidimar e Diego brasiliani, Luciana e Victor argentini.
E’ un’altra piattaforma, l’ennesima: altre persone, altri modi di lavorare, altri modi di fare, altri orari, altri pregi e altri difetti, tutto quanto da scoprire occupando come al solito la prima settimana; sono sperso anche stavolta mentre cerco passaggi segreti tra le passerelle e i corridoi, ancora a volte facendo la strada più lunga per andare in bagno o facendo tutti i 3 piani dell’edificio abitabile per riuscire a trovare la mensa.
Siamo sempre al largo di Cabo Frio, che si riesce a scorgere tra la foschia marina in alcune giornate. Intorno c’è una folla di altre 5-6 piattaforme più relative navi di appoggio più pescherecci che ci forniscono il pesce dei dintorni (dintorni di una piattaforma??), mica come in Venezuela che stavamo soli e isolati nel bel mezzo della baia tra Venezuela e Colombia.
Altra piattaforma, altra stanza: soliti condizionatori impostati su gelo di alta montagna, ganci e ripiani assenti (ma nel Nuovo Mondo non sono arrivati?), bagno non isolato acusticamente (in una stanza da 4 in cui si dorme in 2) nessun tavolino, cuscini ultrapiatti (ma a che servono?).

Il volo è dall’aeroporto turistico di Jacarepaguà che sta dietro la Pedra da Gàvea in Barra da Tijuca, (l’aeroporto da cui è partito Obama il giorno del mio arrivo). Scopro un paesaggio nuovo anche lungo la strada per l’aeroporto: la avenida Niemeyer, sopraelevata che corre sopra gli scogli (da noi sarebbe un ecomostro) di fianco alla foresta tropicale e sotto l’immensa parete verticale della Pedra da Gàvea, che buca i Dois Irmaos (la silhouette di tutte le foto di Ipanema) e sfila in Sao Conrado dopo aver lambito l’immensa Rocinha, 350'000 persone abbarbicate nella favela maggiore del Brasile e quell’aspetto, strano ma vero, di vecchia città mediterranea fatta di stradine e casette sovrapposte.
Luce del mattino, cielo clemente, foschia scenografica: Rio mi sfila interamente di fianco, in tutta la sua bellezza di città gigantesca e stretta tra mare e montagne con una varietà di paesaggio così sorprendente che ne avrebbe da vendere ad alcune nazioni intere.
lunedì 27 dicembre 2010
Natale acquatico, se ne può fare a meno
Il natale purtroppo è arrivato, purtroppo perché sono in piattaforma. Non c’è niente da raccontare di speciale, è una festa che tutti vorrebbero passare in famiglia, con gli amici, ovunque ma non qui. Bisogna proprio sforzarsi a riuscire a trovare un motivo per festeggiare stando rinchiusi su questa piattaforma acquatica. Inutile nascondere che tutti vorrebbero essere altrove, molto più che per un compleanno, molto più che per un anniversario, molto più anche per una partita del Brasile in coppa del mondo. Ci vuole sforzo di immaginazione per riuscire a sorridersi e a abbracciarsi facendosi gli auguri quando chiunque sente l’alienazione dello stare lontani non solo dalla famiglia, ma da tutto quanto riguarda la vita civile e normale. Deve essere per questo che ho registrato un grande distacco da parte di tutti: sorrisi tirati, auguri sbrigativi e non sentiti.
Per la cronaca, la sera del 24 ecco un churrasco all’aperto, con torte su torte. Il 25 ecco la sala pranzo con due tavolate coperte di cibo, alberi di ananas impilati, gamberoni grandi come bottiglie, formaggi, pesce, porchetta, torte, una disgustosissima birra senza alcool. C’è anche un sorteggio di regali, non tutti sono stati sorteggiati, ma i più sfortunati hanno vinto un cappellino della ditta. Niente da fare, in queste giornate tutti vorrebbero essere altrove.
E finalmente via. Torno a Rio de Janeiro direttamente, pur essendo davanti a Arraial do Cabo, a 150 km da Rio. Dal finestrino dell’elicottero mi godo con piacere la linea gialla sottile come un filo da cucito che taglia tutto l’orizzonte, quella striscia di sabbia che corre per tutta la costa interrotta ogni tanto da qualche promontorio roccioso, per il resto tutte lagune di sabbia chiarissima, acque calde, e un interno splendido di foreste e montagne come il Corcovado.
Piccolo proivilegio, poter vedere Rio de Janeiro dal mare, sfilando davanti al Pan di Zucchero incappucciato dalle nuvole basse, vedere i palazzi di Copacabana come una facciata di cartone al planetario, , la spiaggia elegante di ipanema, le montagne dei Dois Irmaos con le minuscole casine della favela di Rocinha, la spiaggia da cartolina di Sao Conrado, la Pedra da Gavea, la Barra da Tijuca e le foresta alle spalle. Minuti e minuti volando, finché spazia la vista tutto quanto è Rio de Janeiro, città di mare e di montagna, di spiagge e torrenti, di natura e di palazzi, di lusso e di criminalità, bellezza incomparabile.
venerdì 24 dicembre 2010
Immagini di una settimana sotto natale
Lapa di notte! Ritorno nei locali notturni dove ero stato la primissime sera a Rio de Janeiro. L’animazione e la folla per strada sono sempre le stesse, anzi di più! Stasera c’è Mart’nalia che inaugura un nuovo locale nel centrissimo di Lapa all’angolo tra avenida Mem de Sa e rua do Lavradio, il concerto è privato a invito, ma essendo il locale tutto aperto non ci basta altro che sederci al locale di fronte, già noto a me per le ottime cene nei soggiorni passati. Con la gente che affolla i marciapiedi, c’è solo da scegliere in quale locale sedersi o anche solo davanti a quale locale soffermarsi ad ascoltare musica dal vivo per qualche tempo, splendida offerta di bossa nova, samba, pagode, mpb. La sera non si ferma nemmeno con l’arrivo del diluvio, semplicemente la gente si riversa nei locali o sotto i tendoni.
La serata continua insieme ad Ana Carolina e Carla (due compagne di lavoro) e coi loro amici Beatrix e Umberto, si gioca a sinuca, un biliardo piccolo con buche e quattro palle a testa da mandare in buca stile carambola.
Nuovo viaggio per Macaé, attraversando paesaggi ormai noti ma sempre con qualcosa da scoprire grazie al motorista, che anzi mi riempie di indicazioni per il mio viaggio in Brasile di capodanno. Attraversiamo la zona degli aranceti mentre tutto intorno gli alberi sono in fiore, coi loro fiori rosso fuoco che appunto in Guadeloupe si chiamano Flamboyant.

A Macaé è un piacevole ritorno dopo 6-7 mesi. Macaé, le mie prime immagini del Brasile! E le mie prime conoscenze, le mie prime parole di portoghese, i miei primi giri nei dintorni. Tornare qui dopop questo tempo e rivedere le stesse persone mi fa accorgere di come abbia imparato in modo soddisfacente il portoghese, come non ricordare le prime stentate parole la prima settimana! E invece adesso torno qui con la padronanza di questa lingua, dopo essere stato a teatro a Rio, al cinema, dopo essere stato in grado di sostenere discorsi su ogni argomento senza problemi di espressione.
E’ bello rivedere le persone, è bello poter uscire un’altra sera con Suzana. Che peccato per la nostra distanza.
Con l’estate ufficialmente iniziata, è bello andare in spiaggia in una giornata senza nuvole e poter fare il bagno pensando che nel frattempo l’Italia è bloccata per gelo.
Arraial do Cabo è una regione di dune, tempo fa i rilievi della cittadina erano un’isola, poi le correnti hanno portato la sabbia che ha creato tomboli e lagune collegando le isole alla terraferma formando le grandi lagune della regione Lagos. Questa è la zona delle saline, tutta l’area è coperta da lame d’acqua dal colore vagamente viletto tagliate da qualche strada come le risaie quando sono allagate. Nella passeggiata a mezzogiorno sotto il sole a picco fa caldo, ma il vento rinfresca l’aria, altrimenti non vorrei immaginarmi al posto dei lavoratori di queste saline protetti solamente da un cappello a tesa larga.

Noiosissimo volo in elicottero a fare il giro di tutte le piattaforme, la mia è l’ultima. La giornata è limpida e in questo tardo pomeriggio si riesce a vedere la terraferma anche ben lontano dalla costa. L’isola di Arraial do Cabo è l’ultima a sparire dietro la foschia non appena l’elicottero scende di 100 metri per posarsi sulla prigione acquatica.

sabato 11 dicembre 2010
Perrasco e mutande gialle
Anche in piattaforma si festeggia! E’ un compleanno che fa sì che oggi ci siano una grigliata e una bella torta al cioccolato, c’è anche una imbevibile simil-birra senza alcool per fare giusto finta di essere sulla terraferma. La grigliata è all’aperto, possiamo ben dire di mangiare sul mare oggi! Abbiamo i pesci sotto di noi, ma vedo che si predilige la carne, nel più classico dei churrasco. Il venezuelano si augura che questa volta sia migliore della settimana scorsa, tanto da averlo definito “perrasco” (perro = cane in spagnolo) con sommo disgusto.
Sono apparse le decorazioni di natale anche qui sulla piattaforma. Nella sala pranzo sono stati appesi festoni colorati ed è stato allestito un albero di natale al bancone, anche ai tavoli ci sono degli alberelli, della modica cifra di 1,79 reais.
Conversando con Angelica, che è colombiana, scopro che anche in sud America ci sono tradizioni sul cosa si debba indossare a natale e capodanno. Noi in Italia ci diciamo che a capodanno dobbiamo avere qualcosa di rosso: ebbene in Colombia invece si deve indossare biancheria intima gialla… mentre in Brasile ci si deve vestire di bianco. Ovunque mi troverò questo capodanno, mi accorgo che non avrò niente a tema da mettermi.
Babele acquatica
In questo cantiere brasiliano ma con molto personale internazione è curioso sentire le lingue che tutti usiamo per comunicare tra di noi, al lavoro e nello svago.
Io personalmente qui riesco a parlare tutte le lingue che conosco. Con Branco e Vladimir parliamo in italiano, loro sono istriani. I capocantiere sono francesi, quindi via col francese, anche con Armel appena arrivato che è gabonese di Libreville. Tyler, del Nebraska, ha un inglese americano ancora comprensibile, se invece fosse del sud come spesso accade col personale del petrolio (sono quasi sempre texani, o del Mississippi, o Louisiana) parecchia gente farebbe fatica a intendere una semplice frase. Con Angelica la colombiana e Eliceo ecuadoregno si parla spagnolo senza eccessivi intoppi. Con tutti gli altri si parla portoghese.
Tutti gli altri, al pari di me, si barcamenano tra le varie lingue, per esempio so che Eliceo, che è stato in Russia a studiare, parla in russo con il deviatore dell’Azerbaigian, ogni tanto lo sento dire uno “spasiba” o “russky”.
E’ interessante come non abbia grandi problemi a barcamenarmi tra tutte queste lingue (russo a partespesso cambiando in corsa o alternando quando sono al telefono come un traduttore simultaneo. Chiedere la profondità ai croati e riferirla a Eliceo, parlare di viaggi con Angelica e passare all’inglese appena si aggiunge Tyler, parlare di Guadeloupe coi francesi e commentare rum e cachaça coi brasiliani. Ormai anche portoghese e spagnolo viaggiano da soli e indipendenti nella mia testa senza più pestarsi i piedi come accadeva mesi fa, altrimenti non sarei capace di parlare e conversare nelle due lingue senza mescolare inevitabilmente parole e modi di dire. Direi quindi che il mio portoghese è diventato indipendente, e il mio spagnolo praticato solo un mese in Venezuela si sta rafforzando.
Chissà cosa succederebbe se mi mandassero in Medio Oriente?
martedì 7 dicembre 2010
Radio Guayaquìl
Stavolta è l’inno dell’Ecuador che risuona dalla radio via internet di Eliceo, che ha sostituito Mary l’argentina. Alla mezzanotte ecuadoregna, due ore dopo la mezzanotte argentina e tre ore dopo la mezzanotte brasiliana, ecco la fanfara andina per “iniziare nel migliore dei modi il nuovo giorno!” anche in Ecuador; Eliceo scatta in piedi per le prime battute, più per scherzo che per patriottismo.
Anche Radio Guayaquil (www.cre.com.ec) ha una programmazione tutta nazionale, seppure infestata da pubblicità (martellanti quelle del latte…), frequenti notiziari ed un programma sul calcio di una durata estenuante (si parla all'infinito della squadra locale, il Barcelona, e di calcio europeo e brasiliano). E’ comune sentire programmazioni di boleros di influsso coloniale con trombe struggenti accompagnate da pianoforti e chitarre alternarsi a serie di canzoni indigenas della sierra suonate su quelle tipiche chitarre a quattro corde caratteristiche di ogni paese andino (ne avevo sentite anche in Venezuela).
La sierra: le Ande! Le montagne mitiche delle civilità precolombiane, delle lingue native, della ricerca dell’Eldorado, delle nevi perenni all’equatore, delle cime inaccessibili. E dei vulcani. In questi giorni sta eruttando il vulcano Tungurahua, nella cordigliera centrale, un evento del tutto usuale da quelle parti. Al di là dei resoconti dell’evacuazione della zone e della gente che rimane sul posto per ammirare lo spettacolo del vulcano nella notte, alla radio si comunica lo stato di viabilità delle carreteras della provincia, oltre a monitorare il pericolo ceneri per la città di Guayaquil, con bollettini sulle condizioni della pista dell’aeroporto e delle vie principali. Elicio segue con una certa apprensione per la sua città, di cui si festeggiano proprio oggi i 476 anni dalla fondazione, la cosiddetta “città dei pirati”, fondata secondo la tradizione sul nome di Guayas e Quil, una coppia di indigeni oppostisi fino alla morte alla colonizzazione spagnola, oggi considerata “la perla del pacifico”.
Dicembre, sono comparse le canzoni di natale, tutte rigorosamente in spagnolo. Fa davvero effetto a queste latitudini calde sentire il natale che si avvicina, vedere la luce abbagliante del sole altissimo a mezzogiorno e i lustrini di natale, parlare di regali e girare in ciabatte, vedere alberelli di natale finti da usare come soprammobili e discuterne sulla sabbia in spiaggia in costume. Dopotutto io sono pur sempre un europeo abituato ad associare il natale al buio, al freddo e alla neve!
Darìo Javier non canta canzoni di natale, ma d’amore. Darìo Javier era un compagno di scuola di Elicio, lo guardo mentre ascolta alla radio il suo amico, mentre pensa a ricordi di scuola. Non solo canzoni nazionali e canti di natale, ma anche, a grande sorpresa, canzoni immediatamente riconoscibili alle prima battue ma sorprendentemente cantate in spagnolo: Non ho l’età, i Pooh, Il ballo del quaquà…
