venerdì 11 marzo 2011

Brucia il Re

Che vento martedì! La serata finale del carnevale di Nizza è stata rimandata a ieri sera: brucia il re del carnevale! A Nizza non si trova un posto libero, sono venuti tutti da fuori per godersi l’ultimo spettacolo , quindi tutti in spiaggia sui ciottoloni, scendendo le poche scalinate a fare imbuto, migliaia di persone vicino al castello, dove inizia la grande curva della Promenade des Anglais, curva perfetta come la mitica Copacabana ma con meno ecomostri, là si vede il Copacabana Palace, qua una sfilata di edifici eleganti su cui domina lo splendido Negresco, unica isola di luce. Hanno spento le luci, il re brucia in mare e chiude il carnevale, poi tocca ai fuochi d’artificio dal mare proprio come a Rio de Janeiro a capodanno, e intanto contro le facciate spente per l’occasione i pochi che si voltano riescono a vedere il gigantesco mascherone simbolo di questo carnevale sfilare al buio di soppiatto verso il luogo dello smantellamento.

Rimaniamo noi, gruppone di amici di Nizza francesi e stranieri, restiamo in spiaggia in una festicciola che mi ricorda il lual brasiliano mesi e mesi fa, con molto più freddo e molta meno sabbia, con molta più gente ma con le stesse belle sensazioni di qualcosa di promettente per il presente e i prossimi mesi.

mercoledì 9 marzo 2011

Avevo i templari dietro casa...

Tipicamente, uno riesce a non conoscere nulla della zona in cui abita, pur viaggiando e andando sempre in giro. Conosco la zona da 30 anni e stranamente iniziano ad essere troppi i luoghi che sto scoprendo solo ora, in parte perché trascurati, in parte perché scavalcati da altre visite, in parte per ignoranza. Seborga oggi ha racchiuso tutto questo: è dietro casa ma non ci vado da anni (l’ultima volta in bici credo 15 anni fa), per anni sono andato sempre nei soliti 3-4 posti, e solo la settimana scorsa ho scoperto che Seborga lega la sua storia ai cavalieri templari.

C’era una volta (…) un borgo adibito a sepolcro di sacerdoti dei Catari (Sepulcri Burgum: Seborga), poi divenuto principato del Sacro Romano Impero retto da un abate, un principato divenuto potente a sufficienza da potersi permettere una zecca di breve durata perché troppo fastidiosa per i sovrani dei regni a cui era legato il principato, poi acquistato da Vittorio Amedeo III di Savoia, solo che da lì in poi se ne è persa ogni traccia in tutti gli atti di passaggio tra un regno e l’altro, per cui a Seborga piace credere di essere un principato non appartenente all’Italia, semplicemente perché non si trova nessun atto ufficiale!

Questa la storia più o meno ufficiale, fatta più di omissioni che di atti. La sorpresa sono i cavalieri templari, affrescati sui muri di questo bellissimo minuscolo borgo circondato da mimose e ginestre famose nel mondo della floricoltura, e ricordati dai ciottolini della piazzetta disposti nella nota croce rossa su sfondo bianco.

In sostanza, qui nel 1117 San Bernardo di Chiaravalle raggiunge i confratelli inviati qui per proteggere un “grande segreto”, l’anno dopo il principe-abate Edouard consacra i primi cavalieri dell’ordine che quindi partono per Gerusalemme. Di ritorno per il concilio di Troyes si fermano di nuovo a Seborga nel 1127, dove San Bernardo di Chiaravalle nomina uno di loro, Hugues de Paynes, primo grande maestro della Povera Milizia di Cristo, giurando poi di mantenere il “grande segreto” ai piedi di un ulivo (del resto qui abbondano gli ulivi). Nel tempo, 15 gran maestri del tempo su 22 sono principi proprio di Seborga.

E’ una giornata fredda, sole a sprazzi, a Seborga passeggia poca gente, alcuni turisti attirati dalle leggende. Al borgo si accede piacevolmente per stradine disperse tra i terrazzi di ulivi, tra le mimose dai rami carichi per i fiori brillanti, vecchie case in pietra, immancabili agriturismi, orrende cisterne in cemento miseramente comuni in tutta la zona, strade tanto ripide da essere in cemento, e i prati che in Liguria appaiono solo oltre certe altitudini. Il piccolo borgo si gode in silenzio la sua posizione, del resto si viene qui solo ed esclusivamente per venire qui, essendo l’unica località della zona. Seborga si diverte della propria storia indistinguibile dalla leggenda, mostra una collezione di strumenti musicali, e accoglie frotte di "coloni" piemontesi.

lunedì 7 marzo 2011

La preistoria dietro casa

Il bel sole caldo di ieri viene scacciato via da un fortissimo vento che alza al mattino, soffia il levante, scuote violentemente ulivi argentati e mimose già brillanti da settimane; ne approfittano i velisti e i gabbiani a Capo Sant’Ampelio.

Coldirodi: mai stato, e non gli avrei mai dato un centesimo, e invece è una piccola piacevole sorpresa di bel borgo ligure ultrapanoramico, con la sorpresa di ...Picasso. Tra l’altro, ad oggi è il mio primo tentativo riuscito di arrampicarmi sulle scale a chiocciola fino all’organo in cantoria (Oratorio di Sant’Anna), se solo sapessi anche suonarlo…

Ci sono altri siti preistorici sulle montagne, con la mia guida e oggi in solitaria parto alla ricerca delle fortificazioni sul monte Bignone e monte Caggio, e dire che sono proprio dietro casa e non ci ero mai andato… Certo che gli antichi liguri già sapevano apprezzare questi luoghi, sia militarmente sia paesaggisticamente: ancora più di ieri, è sorprendente il panorama da questa cima altissima! A strapiombo sul mare sopra San Remo (e sopra il suo gemello San Romolo, non a caso), vista sconfinata sul taggiasco, il promontorio di Villefranche davanti a Nizza (se solo non facesse schifo il cielo si vedrebbe l’Esterel), e poi tutta la splendida e silenziosa vallata coi borghi mitici di Perinaldo, Apricale e Baiardo, fino ai crinali davanti a Triora, fino al Saccarello sopra Verdeggia, fino al Pietravecchia davanti alla valle Roya.

Fa freddo, tra la neve vecchia lascio la macchina a sbollire per la salita più ripida di un garage alla ricerca del castelliere: due sezioni di edifici o torri con mura spesse oltre un metro, coperte di muschi e licheni, a protezione dell’unico versante non roccioso. Va peggio al monte Caggio, dove è appena riconoscibile sotto la cima un perimetro a mezzaluna appena rilevato rispetto al suolo in pendenza, e dire che secoli addietro era riconoscibile una piazza fortificata! Sarà pura combinazione se al monte Bignone incrocio, mentre cerca funghi con moglie e cane, proprio la persona che, a quanto dice, 30 anni fa cercando funghi anche allora scoprì con un amico il tumulo ellittico qua sotto che ho visitato ieri?

Discesa. La sconosciuta galleria solitaria dei Termini di Baiardo tra i pini. Il cappuccino pomeridiano con ottimo croissant al bar di Perinaldo insieme al sindaco. La stretta e deserta strada tagliata nel versante selvaggio con perenne vista su Perinaldo. La caduta libera su strada ripidissima sopra Vallebona.

I paesi delle stelle

Con Agata giochiamo a fare gli archeologi: disperso nei boschi di Perinaldo c’è un sito preistorico praticamente sconosciuto, segnalato solo su una guida trovata a Dolceacqua la settimana scorsa, troppo appetitoso per non farne il primo obiettivo della mia caccia a nuovi luoghi sconosciuti. Percorrendo il sentiero al primo caldo del sole dopo settimane di brutto tempo, tra pini e misteriosi tronchi di castagni giganteschi così antichi anche il terreno un tempo era più alto e quini ora spuntano come pinnacoli, sento risorgere in me quella “deformazione professionale” che mi fa osservare e interpretare il paesaggio ad ogni albero e ad ogni roccione, e penso che fu una buona scelta quella di voler studiare geologia tanti anni fa. E con questa luce e queste stesse rocce mi sembra di tornare indietro ai tempi della tesi proprio sulle montagne che vedo appena oltre la vallata.

Dopo alcuni falsi avvistamenti di ruderi e di raggruppamenti di massi, non ci possiamo più sbagliare di fronte a un mucchio di massi: parzielmente sepolta da un letto di aghi di pino e trafitta da alberi e cespugli, ecco una sorprendente cerchia ellittica di massi ammucchiati a formare una sorta di recinto, con una cerchia interna che pare di intendere dei sedili. Secondo la guida è una sepoltura importante opera dell’antica civiltà di liguri intemelii che abitavano la regione prima che arrivassero i greci a fondare Massalia-Marsiglia e Nikea-Nizza, e risalirebbe all’età del bronzo locale (oltre 3200 anni fa), una civiltà che ha lasciato anche resti di fortificazioni (castellieri) sui monti dei dintorni. E pensare che prima di loro già 8000-9000 anni fa passavano di qua per la caccia popolazioni nomade in cerca di cervi e cinghiali che hanno lasciato punte di frecce.

Passeggiamo nel caldo pomeriggio tra questi resti, ascoltiamo il silenzio, annusiamo i profumi del bosco, e proviamo a immaginare scene di vita qui alcuni millenni fa: altri ragazzi a passeggiare per questi boschi o a caccia di selvaggina, senza dubbio pure loro distratti dal magnifico panorama.

Come ho fatto a non andare mai a Perinaldo in tutti questi anni? Abito qui appena dietro nella vallata di fianco, e non ci sono mai venuto; faccio giri ed escursioni nei dintorni circumnavigandolo, e non sono mai passato da questo che è il centro geometrico. Da Vallecrosia appare come una quinta di case su un crinale con uno sfondo che più scenografico non si potrebbe: le montagne innevate del monte Saccarello lontano, poi si arriva in cima tra le stradine di pietra silenziose tappezzate di annunci di case in vendita ed ecco la vista ineguagliabile: a sud, tutta la vallata di Vallecrosia fino al mare; a est il monte Bignone e il monte Caggio; a ovest i rilievi via via sfumati dalla luce del pomeriggio fino alla valle Roya; a nord, la vista sul sottostante Apricale, su Bajardo in cima al monte, sulle vette innevate dei monti Toraggio e Pietravecchia e più oltre dell’interno ligure. Apricale, Bajardo, ma anche il colle Langan con la strada per Triora, il paese delle streghe: tutti posti che ho visitato in escursioni o gite, tutti luoghi che mi sono sempre sembrati lontanissimi dopo ore di guida e dopo chilometri e chilometri, eccoli qua appena dietro. Il “paese delle stelle” ricorda il suo illustre astronomo nato qui Gian Domenico Cassini, divenuto astronomo di Parigi per il Re Sole, invitando a guardare all’insù in ogni piazzetta dopo il tramonto (stasera c’è una bellissima sottile falce di luna sdraiata come la vedevo ai caraibi). Una targa spiega la missione della sonda Cassini: da Perinaldo, borgo silenzioso sui sentieri più nascosti della storia, agli anelli di Saturno.


Sorprendente il silenzio di pietra di questi borghi liguri appesi alle rocce, appollaiati sulle montagne, con la vista sul mare e sulle montagne più belli del mondo. La storia qui non sarà un fluire costante e ininterrotto di eventi come in luoghi del calibro di Roma, ma non mancano piccoli eventi fin da tempi immemorabili. Anche Apricale era un castelliere svariati millenni fa, e non mancano le testimonianze dell’incontro tra le civiltà celtiche liguri e i greci di Massalia e i romani, come non mancano gli stemmi dei Doria in ogniuno di questi borghi medievali. Ma l’immagine che più commuove guardando questi luoghi sono gli infiniti terrazzi di ulivi a perdita d’occhio fino sulle cime delle montagne, terrazzi cancellati dei nuovi boschi, coperti dai rovi non più a bada, segni di una civiltà dell’ulivo attiva fino solo a 60 anni fa.

Il percorso: Bordighera, Perinaldo, Pian del Re


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sabato 12 febbraio 2011

Francia - Brasile: 1 - 0

Sono a Nizza in un bel pub, tutti stanno guardando la partita Francia-Brasile, un classico per i francesi dopo le grandi vittorie in finale nel 1998 e alle semifinali del 2006, imbattuti dal 1984 (la partita che si vede con le interferenze in Amélie…), che si sono riuniti distrattamente a vedere questa scialba amichevole, a dimostrazione di come a tanti francesi il calcio interessi solo quando si vince e quando si vince con l’Italia o con il Brasile.

Durante le azioni più interessanti sento gridare “dai, dai dai!”: ma in Francia non si dice “dai”! E poi dei più chiarissimi e inconfondibili “dai, essa porra” e anche “caralho!”, indubitabilmente provenienti dalla piccola tifoseria brasiliana. Ci sono brasiliani e brasiliane anche qui a Nizza! Nel frastuono provo a cogliere qualche parola ma è difficile: qualche “treish” smaccatamente carioca, qualche altra bestemmia per passaggi sbagliati, tante urla, e l’agitarsi di una ragazza in maglietta gialla, viso chiaro ma africano, capelli riccissimi biondo oro: lei senza dubbio è brasiliana! E mentre provo a guardare gli altri brasiliani e brasiliani, con Dori (che è stata anche lei in Brasile) notiamo come effettivamente chiunque nella sala potrebbe essere brasiliano, anche noi, tanto è varia la fisionomia dei brasiliani.

E a Nizza è bello uscire queste sere fredde, girare per il centro piccolo ma elegante pieno di locali che una via da sola eguaglia l’offerta ligure da Ventimiglia a Diano.